Valentino Rossi, biografia

Moto Gp 2009. Tutti i pezzi

valentino_rossi.jpgE’ il 16 febbraio del 1979 quando a Urbino nasce Valentino, figlio del pilota di motociclismo Graziano Rossi, terzo nel mondiale 250 del ’79 alla guida di una Morbidelli, e di Stefania Palma. Dopo pochi mesi dalla nascita la sua famiglia si sposta a Tavullia, piccolo centro del pesarese dove il futuro figlio d’arte ha modo di compiere i primi passi nel mondo motoristico partecipando alle prime gare di kart con la supervisione del padre Graziano. Si dimostra fin da subito in grado di padroneggiare istintivamente il mezzo e, a soli undici anni, il 25 aprile 1990 Valentino Rossi vince la sua prima gara di go-kart. In seguito è la volta delle minimoto, con le quali prende la prima licenza da pilota come corridore del Moto Club Cattolica, storico sodalizio attivo dal 1948, e gareggia nelle corse disputate sulla pista Motorpark della cittadina romagnola. Del ’92, a soli tredici anni, è la sua prima volta con una moto 125, l’Aprilia Futura, esperienza replicata l’anno successivo a Magione con l’esordio nel campionato Sport Production, in sella ad una Cagiva e con Claudio Lusuardi come responsabile tecnico. Il suo talento e la sua sensibilità innati hanno poi modo di affinarsi ulteriormente grazie alla doppia partecipazione nei campionati GP italiani e Sport Production della stagione 1994, il secondo dei quali lo vide vincitore con la sua Cagiva numero 26, malgrado la concorrenza di futuri piloti del Motomondiale come Roberto Rolfo, Ivan Goi e Gino Borsoi. Frattanto matura esperienza nel campionato GP, esperienza che metterà a frutto l’annata seguente conquistando il suo primo titolo italiano della categoria, a un’età di sedici anni che lo rende il più giovane vincitore della storia. Lo stesso anno termina al terzo posto il campionato europeo della 125, sempre alla guida della Cagiva: ormai i tempi sono maturi per esordire nel Motomondiale.

Il 1996 è l’anno del suo debutto iridato nella classe 125, in sella all’Aprilia della scuderia AGV; si tratta di una prima stagione tra i “grandi” promettente, conclusa al nono posto in classifica e arricchita dalla combinazione pole position più vittoria al Gran Premio della Repubblica Ceca a Brno. Suo, ma solo per qualche giorno, è il record del più giovane pilota a conquistare una gara nel mondiale 125. Il numero sulla carena della moto, nel frattempo, è cambiato: dal 26 del campionato Sport Production passa al 46, “ereditato” dal padre Graziano e che diverrà il suo portafortuna. Le qualità dimostrate nel corso delle quindici gare del calendario e la possibilità di migliorare ulteriormente convincono il team ufficiale Aprilia ad affidargli una delle due RS 125 preparate per il campionato 1997. Le attenzioni della scuderia di Noale vengono ripagate con gli interessi dal diciottenne Rossi, il quale, al termine di una stagione conclusa con undici vittorie su quindici gp disputati, porterà a casa il suo primo titolo iridato con ben 321 punti finali. Ma i suoi successi non si limitano solo all’ambito sportivo. Valentino esplode infatti come fenomeno mediatico grazie alla sua capacità di accattivarsi i favori del pubblico attraverso festeggiamenti spettacolari e travestimenti ironici come Robin Hood, il gladiatore o Superman, oltre al giro di pista con la bambola gonfiabile denominata “Claudia Skiffer”, scherzosa allusione alla relazione di quel periodo tra Max Biaggi e Naomi Campbell. Dopo aver stracciato ampiamente la concorrenza, “Rossifumi”, così viene chiamato per l’ammirazione che ha nei confronti del pilota giapponese Norifumi Abe, decide di porsi nuovi obiettivi e passa alla categoria superiore, la 250.

Esordisce così nella quarto di litro, in sella all’Aprilia 250 del “mega team” ufficiale della casa veneta, diretto da Rossano Brazzi e comprendente oltre a lui il giapponese Tetsuya Harada e l’italiano Loris Capirossi, entrambi concorrenti per il titolo iridato. La prima annata di Rossi nella classe intermedia è caratterizzata da un progressivo miglioramento tradottosi in un escalation di ottimi risultati culminati nelle quattro vittorie consecutive con le quali conclude la stagione, giungendo secondo dietro a Capirossi, laureatosi campione del mondo. Cinque successi sono il bottino di questo primo campionato, preludio ad un trionfale Mondiale 1999. Valentino infatti demolisce letteralmente gli avversari conseguendo ben nove vittorie su sedici gran premi disputati e conquistando il suo secondo titolo mondiale dopo quello di due anni prima in 125. Per Okada e Capirossi, suoi avversari nella lotta all’iride, non c’è nulla da fare con un Rossi davvero imprendibile. Aggiudicatosi anche l’alloro in 250, il centauro pesarese decide, così come due anni prima, di confrontarsi con nuovi avversari e di intraprendere la sfida della classe regina. Nuova categoria, nuova squadra: Rossi abbandona infatti l’Aprilia e sul finire del ’99 firma con la Honda per il posto di primo pilota della scuderia ufficiale HRC per il 2000. Nonostante i diversi errori commessi durante tutta la stagione, frutto di inesperienza e a volte anche di eccessiva irruenza, Valentino riesce a concludere la stagione al secondo posto dietro al campione del mondo Kenny Roberts in sella alla Suzuki. Ad insaporire una prima annata più che positiva, arrivano anche due vittorie, la prima conseguita a Donington, circuito tra i più amati dal pilota di Tavullia, la seconda in Brasile, a Rio de Janeiro. La stagione seguente è l’ultima prevista per la 500, che sarà sostituita dalla MotoGp a partire dal 2002; una motivazione in più per Rossi a far bene e cercare di laurearsi campione nella categoria ritenuta da tutti come la più difficile. Il pesarese non delude le aspettative: puntuale arriva il terzo titolo mondiale, scandito da undici successi in sedici gare, segno inequivocabile di un dominio assoluto, forte di un’accoppiata moto-pilota pressoché senza rivali. Il totale dei punti conquistati è 325, 106 in più dello storico avversario Max Biaggi su Yamaha.

Ed è proprio questo l’anno in cui la rivalità tra i due raggiunge l’apice: nel primo gp della stagione, in Giappone, un tentativo di sorpasso di Vale su Biaggi neutralizzato dal romano grazie ad un gomito un po’ troppo largo provoca, nel giro successivo, un irruente attacco vincente di Rossi conclusosi con il dito medio alzato verso il pilota Yamaha. Ancora, il 17 giugno, al termine della gara di Barcellona, un contatto tra Biaggi e il manager di Valentino Gibo Badioli mentre il primo percorreva il ristretto passaggio per accedere al podio, scatenò ripetuti insulti tra i due centauri, separati prima che potessero arrivare allo scontro fisico. In entrambe le occasioni la Federazione Motociclistica Italiana (FMI) minacciò sanzioni, senza però arrivare a prendere misure contro i piloti coinvolti. Negli anni seguenti altri episodi contribuirono a rinfocolare la tensione fra i due, come quanto accadde al termine della vittoria a Donington di Rossi nel 2002, con Biaggi che arriva quasi a sfiorare il pesarese pochi metri dopo il traguardo, nella foga di difendere il secondo posto dagli attacchi di Barros. Ancora nel 2004 e nel 2005 la possibilità per il pilota romano di sfruttare moto più competitive rispetto al passato lo portò a duellare spesso con Valentino, purtroppo per lui senza riuscire a mettersi dietro nella classifica finale il motociclista di Tavullia. Insomma, una querelle che sembra non finire neanche oggi che i due corrono in campionati diversi (Biaggi è approdato infatti da due stagioni in Superbike), tanto che nel 2007 il “Corsaro” ha definito “da ridere” le polemiche di Rossi verso Toni Elias che lo aveva toccato nel Gp di Turchia, ricordando i precedenti contatti “sospetti” tra lo stesso Rossi e Gibernau a Jerez nel 2005.

Nonostante le polemiche e i veleni di quello che i quotidiani stranieri hanno definito lo “Spaghetti Duel”, Valentino prosegue imperterrito a mietere successi, per niente spaventato dall’introduzione della nuova classe, grazie soprattutto alla preparazione svolta in casa Honda negli anni precedenti alla novità MotoGp. Il 2002 lo vede quindi riconfermarsi campione, forte di undici trionfi di cui otto nelle prime nove gare e del totale-record di 355 punti, ben 140 in più del rivale Biaggi. Stesso copione nel 2003, con una supremazia resa meno schiacciante forse solo dall’ottimo campionato del nuovo avversario Sete Gibernau, distanziato comunque di ottanta lunghezze in classifica, 357 a 277. Un campionato “monstre” per Rossi, che nelle sedici corse previste dal calendario non scende mai dal podio, portando a casa nove vittorie, cinque secondi posti e due terzi posti. Al termine della stagione, però, le diverse incomprensioni con la Honda e la voglia di tentare nuove sfide lo portano al divorzio dalla team nipponico, per accasarsi alla rivale Yamaha. La scelta, biasimata da molti data l’inferiorità tecnica della moto della Casa dei tre diapason, si rivela invece azzeccata per Valentino, il quale dimostra ancora una volta la sua classe andando a vincere il suo quarto titolo mondiale consecutivo nella classe regina, il sesto in assoluto, ancora una volta davanti a Sete Gibernau, staccato di quasi cinquanta punti. Grazie anche all’aiuto di un team Yamaha motivato ed arricchito da elementi chiave dell’HRC (tra cui il capotecnico Jeremy Burgess), Rossi sembrava rispondere con i fatti alla domanda se contassero maggiormente le qualità della moto o del pilota nel conseguire il successo finale. La risposta veniva poi ripetuta con un dominio ancora più netto nel 2005, con il pesarese campione del mondo addirittura con quattro gare di anticipo e con 367 punti totali, 147 in più del secondo, il talentuoso Marco Melandri su Honda. Ancora una volta le vittorie erano undici, con tre piazzamenti al secondo posto e due al terzo, oltre ad un ritiro in Giappone. La scommessa Yamaha era dunque vinta, ed in virtù di ciò il 2 agosto 2005 Valentino firmò il rinnovo con il team giapponese anche per il 2006, mettendo a tacere le voci di un possibile passaggio in Ducati o in Formula 1 al volante della Ferrari.

Le premesse della stagione 2006 sembravano far pensare ad un ennesimo successo del Dottore, ma la straordinaria continuità di rendimento dell’americano Nicky Hayden su Honda e l’altalena di risultati del pesarese sembrano far pendere la bilancia a favore del primo, in testa alla classifica con 51 punti a sei gare dal termine, situazione che sembra non lasciare speranze al centauro italiano. A questo punto Rossi mette in atto una delle sue più splendide rimonte, collezionando una vittoria, tre secondi posti e un terzo posto che lo portano al comando con otto lunghezze di vantaggio sullo statunitense, a un gran premio dalla conclusione. Conquista la pole position del Gran Premio della Comunità Valenciana, ma una partenza sbagliata e il successivo tentativo di riprendere terreno lo portano a forzare un po’ troppo e a cadere, riuscendo comunque a risollevarsi e a concludere la gara al tredicesimo posto. Troppo poco per il Mondiale: Hayden, grazie al terzo posto alle spalle di Bayliss e Capirossi, conquista il suo primo titolo iridato. Finisce così il “quinquennio felice” di Rossi, il quale tuttavia è pronto a dare battaglia per l’alloro 2007.
Quello con cui però il Dottore non ha fatto i conti, sono i miglioramenti della Ducati e del suo giovane pilota, l’australiano Casey Stoner, il quale comincia fin dall’inizio della stagione 2007 a dettare il suo ritmo: vince tre delle prime quattro gare e si aggiudica dieci gp su un totale di diciotto disputati. Per Rossi e una Yamaha svantaggiata, secondo il pesarese, anche dalla diversità di rendimento tra i pneumatici Bridgestone montati da Stoner e i suoi Michelin, non c’è proprio niente da fare. Valentino riesce comunque a vincere quattro gare e ad arrivare tre volte secondo, ma sul suo terzo posto finale (dietro anche a Pedrosa) e sul distacco di 126 lunghezze dall’australiano pesano soprattutto due ritiri e in generale prestazioni diverse volte non convincenti. Il 23 settembre Stoner si laurea così campione del mondo, sancendo il secondo anno di digiuno del Dottore dopo i cinque allori iridati conquistati dal 2001 al 2005. Come se non bastassero le difficoltà sportive, emergono nel 2007 anche le inadempienze di Rossi verso il Fisco italiano, le quali ammontano a 43,7 milioni di euro, cifra che, considerate le sanzioni e gli interessi da pagare, arriva a 112 milioni da versare nelle casse dell’erario. Tale mancanza è dovuta alla dichiarazione Irpef con reddito inferiore a quello reale, riguardante gli anni 2000-2004, a quella Irap ed Iva del 2000 e alla mancata dichiarazione Irap ed Iva degli anni dal 2001 al 2005; a tale accusa Rossi si difende dichiarando di aver pagato le imposte del Regno Unito, dove è fissata ufficialmente la sua residenza. La vicenda si conclude comunque con l’accordo tra il pilota e l’Agenzia delle Entrate ed il patteggiamento di 19 milioni di euro per il 2004 e 16 milioni per il 2005, riguardante gli introiti del periodo ed i mancati versamenti.

Messa la parola fine alla disavventura economica, Rossi torna carico di motivazioni per il 2008, determinato a riprendersi il trono della MotoGp. A tale scopo, decide di cambiare fornitore di gomme adottando anche lui le Bridgestone vincitrici del Mondiale con Stoner l’anno precedente ed abbandonando così le Michelin. Stando al primo Gp del 2008 in Qatar le cose sembrano essere rimaste immutate rispetto al 2007, con il centauro australiano che taglia per primo il traguardo della gara di Doha, proprio davanti a Rossi. I due successivi gran premi non arridono ancora al pesarese, che vede trionfare prima Pedrosa a Jerez ed in seguito il proprio compagno di squadra Lorenzo all’Estoril. Il ritorno alla vittoria di Valentino arriva finalmente nel Gp di Cina, a cui seguono altre due vittorie in Francia e nel Gran Premio d’Italia al Mugello. Dopo un altro successo di Pedrosa, Stoner risponde con tre trionfi di fila, ma il Dottore non molla la presa e a Laguna Seca, nel Gp degli USA, sferra l’attacco decisivo per la conquista del titolo: al termine di un testa a testa impressionante fatto di mosse forse anche oltre il limite del regolamento, Vale conquista il suo quarto gran premio della stagione, rafforzando la sua leadership nella classifica iridata. Nelle due gare successive a Brno e a Misano la storia non cambia, con Stoner ad uscire di pista e a perdere punti preziosi, gli stessi punti che Rossi porta a casa aumentando progressivamente il suo vantaggio. Dopo una nuova vittoria del pilota di Tavullia ad Indianapolis con la quale supera Giacomo Agostini nel computo delle vittorie nella classe regina (69), si arriva così a Motegi, dove con un primo posto ottenuto davanti al rivale, Vale conquista il suo ottavo titolo mondiale, il sesto nella massima categoria del Motomondiale.
E’ il 28 settembre 2008, e Valentino Rossi entra di nuovo nella leggenda.


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